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La laguna e le sue Stagioni

GENNAIO

- In laguna si avvertiva, come oggi, l’espletamento delle attività pescherecce dell’appena trascorso Natale, ma ancora il suggestivo inizio dell’anno nuovo, caratterizzato da antiche e nuove cenette che, dal semplice, passavano alle tipiche leccorníe paesane.

Nel tempo passato, talvolta, si vivevano periodi critici: se l’inverno era rigido e se non abbondavano le scorte, il rischio della fame non era lontano.

Le regole religiose, che invitavano i cristiani alla sobrietà, si pensa siano state poste proprio per impedire che, in questo periodo, vinti dalla fame, non tanto i pescatori, quanto i contadini mangiassero gli animali da conservare per il risveglio della primavera.

La regola diceva infatti che non si potevano mangiare gli animali dell’arca di Noè. Rimanevano fuori cioè tutti gli animali acquatico-lagunari che si potevano cacciare senza comprometterne il futuro. Nelle lunghe sere d’inverno, spesso la famiglia dei pescatori viveva, nelle lunghe pause, con modiche frequenze lagunari, nella calma della stagione fredda; quella dei contadini si spostava nella stalla di campagna o del vecchio borgo lagunare dove, seduti sulla paglia per star caldi, si raccontavano storie, leggende e filastrocche. Le donne lavoravano la calza o cucivano e, quando perdevano un ago, era davvero un “cercare l’ago nel pagliaio”.

..E ritrovare l’ago era davvero importante perché, se veniva mangiato con il fieno o con la paglia da una pecora o da un capretto, poteva ledere internamente la bestia e colpirla anche al cuore, con un effetto ben noto sia ai contadini che ai pescatori.
- Nei campi del circondario lagunare, nelle belle giornate invernali, non mancavano i lavori di potatura, ma in più, si cercava di andare anche a pesca, soprattutto verso la fine dell’inverno e in periodo di quaresima.


FEBBRAIO

-In laguna, l’attività peschereccia subiva un periodo di quiete. Nonostante ciò il pescatore non interrompeva la sua attività di pesca.

- Nei campi del circondario lagunare, l’inverno era una stagione tranquilla. La vita sembrava attenuarsi, ma si lavorava attorno alle piante più delicate per proteggerle dal gelo con la paglia e vicino alle arnie per prepararle ai rigori invernali.

Nell’inverno ferveva l’attività in casa per tenere il fuoco acceso nel periodo più freddo, dalla seconda metà di dicembre alla prima metà di gennaio ed oltre. Si lavoravano le carni di maiale durante la luna calante, secondo la tradizione lesinese, e spesso il maiale veniva allevato davanti l’uscio di casa.

 

MARZO

- In laguna, cominciano i giorni contrassegnati da cieli riflessi spesso nel blu cobalto e dalle uscite in barca dei pescatori per gli ordinari lavori di pesca. Un tempo gli antichi canali “Foce Vetere” (S. Andrea) e Schiapparo venivano lasciati pervi e liberi dal 31 maggio al 31 agosto.

- Nei campi del circondario lagunare, comincia la prima stagione, la primavera. Infatti essa è la risultante di “primo vere” che significa “primavera”. Nella campagna circostante, intorno alla laguna, si raccoglievano i primi ortaggi. Nelle stalle di campagna, ma anche in quelle del borgo antico, ci si dedicava alla cura degli animali. Iniziava anche la produzione del latte e del formaggio, burro e ricotta, soprattutto da parte dei pastori della transumanza del vicino Abruzzo, cui si univano anche dei lesinesi. Il latte veniva anche munto dinanzi agli usci delle case, fino all’uso di venderlo in alcune antiche latterie del paese. Anche le arnie iniziavano la loro attività.

 

APRILE

- In laguna, riprendono le tipiche uscite in barca per la normale attività da sostegno per le famiglie dei pescatori, dopo il lungo e capriccioso inverno, caratterizzato da venti tra il maestrale, la caprara, il libeccio ed il levantazzo.

- Nei campi del circondario lagunare, tutta la campagna intorno vedeva un tempo l’impegno manuale dei coloni, intenti alla raccolta delle primizie, ma soprattutto a seminare i nuovi ortaggi.

 

MAGGIO

- In laguna, ferveva l’attività peschereccia, con uscite in barca, soprattutto serali, mentre si procedeva, nel passato, da parte delle donne lesinesi, a preparare il corredo delle fratte e bertovelli, al canto rionale della bell’ Angelica di Lesina. Il mese di Maggio è contrassegnato dalla grande ricorrenza del Patrono San Primiano.

- Nei campi del circondario lagunare e nell’areale istmico-boschivo abbondavano alberi spontanei da frutta, come melocotogno, melograno, perastro e corbezzolo, mentre nelle stalle campagnole ed in talune del borgo antico, ci si dedicava con cura alla  nascita dei capretti.

 

GIUGNO

- In laguna, si procedeva soprattutto ai lavori di assetto di fratte e bertovelli. Un tempo, dinanzi gli usci delle case, nelle belle e terse giornate lagunari, le anziane del paese solevano lavorare il bertovello e altre fratte con la “fjorésa” (scjurésə). In genere si  opponeva un chiodino sulla spalliera della vecchia seggiola e, con la “lunghèttə”, rudimentale e grosso ago ligneo, si procedeva alla tessitura retinico-peschereccia.

- Nei campi del circondario lagunare, il grano andava raccolto al punto giusto, soprattutto ben essiccato. I chicchi errano separati dalla paglia con la battitura del grano sul selciato di casa e il raccolto si conservava nel piccolo granaio. Il mese di giugno è anche caratterizzato dalla devozione per S. Antonio.

 

LUGLIO

- In laguna, i pescatori guardano già, con occhio vigile, alla prossima stagione delle paranze, con l’attenzione volta al prossimo taglio del canneto, soprattutto un tempo, quando non venivano ancora usate le reti con fibre tessili artificiali.

- Nei campi del circondario lagunare, si avverte la stagione calda. Infatti estate proviene dalla parola latina “aestus” (calore). Nella campagna circostante la laguna s’avvertiva l’attività della raccolta nei campi e, negli orti vicini al borgo lagunare, si sviluppavano e si raccoglievano molte verdure e legumi.

 

AGOSTO

- In laguna, i pescatori sentono avvicinarsi il momento della spartizione delle acque, finalizzata alle paranze, mentre si guardava un tempo all’areale ricco di “phragmites australis” e di “arundo donax”, canne tipiche dell’areale “Scjùmə lònghə” (Fiume lungo),  nella sacca orientale della laguna, per tessere le paranze e costruire gli antichi pagliai, muniti delle caratteristiche logge.

- Nei campi del circondario lagunare, il raccolto obbligava un tempo alle operazioni di conservazione. La frutta dell’orto veniva anche trasformata in marmellate e il pomodoro in conserva. Un tempo si raccoglievano anche piante tessili, come canapa e lino, e si procedeva alla loro lavorazione per ottenere matasse di filo da tessere. La loro fibra infatti veniva messa ad essiccare lungo le rive della laguna.

Il latte di pecora e di capra, per conto dei pastori della transumanza d’Abruzzo nel nostro areale, insieme a quelli di Sannicandro Garganico ed a quelli di Lesina, era utilizzato anche per la trasformazione in formaggi, mentre gli ultimi sottoprodotti della lavorazione, come il siero o il latticello, erano destinati all’alimentazione dei maiali, per conto dei signorotti, proprietari di grandi tenute (masserie).

Le uova, prodotte dalle galline allevate sull’uscio di casa, quando il numero dei pulcini era sufficiente, venivano conservate con l’impermealizzazione del guscio che si faceva con acqua di calce, olio e cenere. Talvolta per le stradette sassose passava il  pastore per mungere il latte a domicilio. In estate si procedeva talvolta anche ad un primo raccolto del miele, mentre nelle acque della laguna si pescavano pesci e gamberi in maggiori quantità di oggi.

 

SETTEMBRE

- In laguna, i pescatori erano impegnati nel taglio del canneto al fiume lungo “scjùmə lònghə”. Le canne,  quelle più sottili (phragmites australis) erano adibite alla tessitura delle arelle nelle paranze, quelle più grosse “arundo donax” venivano adibite per sostegni più adatti all’evenienza. Tali canne venivano arrotolate in grossi cilindri galleggianti che venivano poi svolti e conficcate con dei “magli” (màgghjə) nel fondale della laguna, per costruire, in perfetta linea retta, l’asse di scorrimento delle arelle nelle paranze.

- Nei campi del circondario lagunare, si nota gradualmente il passaggio dal fervore delle attività precedenti alla calma di fine autunno che prelude alla stagione invernale. Non per questo essa è una stagione ferma, tutt’altro. Nelle vigne, era in pieno svolgimento la raccolta dell’uva che, nella cantina, veniva trasformata in vino nuovo, verso la fine della stagione (primi giorni di novembre o, tradizionalmente San Martino). Si lavorava l’ultimo latte di stagione dai pastori della transumanza abruzzese e da quei lesinesi che s’univano al loro lavoro. Le tiepide giornate autunnali permettevano buoni raccolti nell’orto e l’ultima frutta di stagione, soprattutto da alberi spontanei.

 

OTTOBRE

- In laguna, ferve l’attività dei pescatori, impegnati nelle paranze. Tutto il lavoro è finalizzato alla produttività peschereccia, soprattutto dell’anguilla, per il suo smercio di punta nei giorni immediatamente antecedenti le festività natalizie e di fine anno. Nel bosco, sui terreni incolti o in quelli che, dopo il raccolto, iniziavano il riposo, in autunno si cacciavano gli animali stanziali o migratori.  La selvaggina era differente a seconda delle zone e la stagione di caccia al massimo andava da Ferragosto (15 agosto) alle feste per la commemorazione dei Defunti (2 novembre). Per la selvaggina migratoria (ad esempio la quaglia), l’nizio della stagione di caccia corrispondeva invece alla primavera avanzata. Va osservato che l’espansione dei terreni coltivati, a scapito del bosco può, col tempo, provocare una progressiva riduzione dell’habitat di varie specie animali che, nel passato, costituivano un’importante risorsa alimentare del bosco-isola, come: lepri, starne e fagiani.

- Nei campi del circondario lagunare, la stalla di un tempo, in questa stagione, soprattutto per padroni e signorotti di vaste tenute ed antiche masserie, forniva la forza motrice per i pesanti lavori di aratura, compiuta soprattutto dai buoi, aiutati dalle mucche più forti che avevano cessato la produzione di latte. I maiali, che venivano cresciuti anche dinanzi gli usci delle case o nel locale lazzaretto, adibito pubblicamente a tale allevamento, usando anche graminacee, crusca e zucche, (le tenute dei signorotti e
possidenti del luogo s’avvalevano invece di prodotti lattieri e di scarto), erano pronti per l’ingrasso finale anche con le farine tipiche. L’aratura nei campi veniva completata dalle prime semine e talvolta il miele autunnale era ricercato come una golosità.

 

NOVEMBRE

- In laguna, procede fervida l’attività peschereccia nelle paranze. I pescatori continuano a depositare il pescato nelle marotte “purkjèllə” (contenitori in legno forato) acchè le anguille possano continuare a vivere nel loro habitat naturale, pronte per il  prossimo e vicino Natale. A Lesina è molto sentita la ricorrenza devozionale per i defunti, e la frequenza delle visite cimiteriali acquisisce un connotato particolare, all’insegna della mestizia e della devozione.

- Nei campi del circondario lagunare, l’inverno era una stagione tranquilla. La vita nei campi intorno sembrava attenuarsi, ma si lavorava attorno alle piante più delicate per proteggerle dal gelo con la paglia e vicino alle arnie per prepararle ai rigori invernali.

Nell’inverno ferveva l’attività in casa per tenere il fuoco acceso nel camino nel periodo più freddo. Molto usato era il vecchio braciere alla carbonella, che si faceva nel bosco dell’Isola, a dar calore alla piccola casa, dalla seconda metà di dicembre alla prima metà di gennaio ed oltre. Si lavoravano in casa le carni di maiale durante la luna calante, secondo la tradizione lesinese. C’era lavoro anche in cantina per curare il vino nuovo o per mantenere sano quello vecchio. Nelle belle giornate invernali non mancavano i lavori di potatura nei campi, ma in più, si cercava di andare anche a pesca, soprattutto verso la fine dell’inverno e in periodo di quaresima.

 

DICEMBRE

- In laguna, è l’apoteosi dell’anguilla. Si notavano molti forestieri un tempo, alla ricerca del miglior offerente, lungo le rive della laguna. La cittadina si preparava alla festività del Santo Natale.

- Nei campi del circondario lagunare, si soleva procedere alla messa a dimora di alcune specie di piante ed al mantenimento di quelle già esistenti in campagna. In genere i lavori di raccolta si limitavano alle specie più resistenti come: carciofi, carote, cardi, rape, cavoli, cavolfiori, sedano, prezzemolo ed alcune insalate. Nelle lunghe sere d’inverno, spesso la famiglia del pescatore s’attardava a degustare del pescato, mentre la famiglia contadina si spostava nella stalla di campagna o in quella del vecchio borgo lagunare dove, seduti sulla paglia per star caldi, si raccontavano storie, leggende e filastrocche.

 

(da LESINA-Percorsi tematici-Volume VII-Ed.PressUp.Roma. Comitato Ricorrenze Patronali-LESINA (FG)-Agosto 2012-Nicola Lidio Savino.Cfr., di N.L.Savino, LESINA I-II trilogia. Edizioni Reme-Graf. Foggia, 1980-1995).

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