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La laguna e le sue Stagioni

biciiconItinerario in mountain bike attorno al Lago di Lesina (proposto da www.sentieridautore.it)

Nnel settore settentrionale del Parco nazionale del Gargano, in provincia di Foggia.

Punto di partenza e di arrivo: Lesina (m 6). La località si raggiunge con l’autostrada A14 con uscita al casello di Poggio Imperiale; Lesina si trova a 3.4 km dal casello.

 

Lunghezza: 65 km

Tempo di percorrenza: 4 ore circa (senza soste).

Dislivello: 37 metri.

Condizioni del percorso: strade comunali e provinciali asfaltate; strade campestri sterrate, in parte con fondo sabbioso ma duro. Avere con sé scorta d’acqua, casco, attrezzi per eventuali forature.

Quando andare: da Aprile a Ottobre, in estate evitare le ore calde della giornata; in genere evitare le giornate con forte vento.

Mappa Itinerario in bici sul Lago di Lesina

Ebbene sì: il giro del lago di Lesina si può fare, ma solo in bicicletta e questa è una bella notizia. A Foce Schiapparo c’è una chiusa, che trattiene le acque troppo impetuose; sulla paratìa corre una passerella dove si transita. Il cancelletto che la protegge è aperto, ma anche se chiuso è facilmente superabile.

Partiamo dunque in mountain-bike, per via della molta strada sterrata da fare. Partiamo da Lesina paese, un grumo di case bianche circondato per tre lati dal lago. Paese di pescatori di anguille, pesci che tradizionalmente andavano anni fa ad arricchire la tavola natalizia dei napoletani. La complessa attività della pesca in laguna – oltre alle anguille anche spigole, orate, cefali – richiede un organizzazione collettiva che negli ultimi anni è declinata, ma sul lungolago si scorgono ancora i barchini da pesca, lunghi, bassi e stretti, mentre negli scantinati si incontrano uomini che rammendano con pazienza le lunghe reti che formano le ‘paranze’, usate per la cattura.

Usciamo da Lesina in direzione della sua ‘marina’, posta sul litorale adriatico. Il nostro giro si compie in senso orario e il primo tratto lo si condivide con le auto, frequenti solo nel periodo estivo. Prima di giungere alla Marina, si piega a destra su una strada secondaria che conduce a un’area di sosta presso il ponte sul Canale Acquarotta, il primo dei due che garantiscono il necessario ricambio d’acqua al lago. E qui comincia l’avventura: senza asfalto si procede su un duro fondo sabbioso che non ostacola la pedalata. Per 15 chilometri ci si inoltra nel tombolo dell’Isola, la stretta linea di terra che separa il lago dal mare. In realtà è formata da una serie parallele di antiche dune, alte alcuni metri, forse le sole rimaste intatte lungo la costa adriatica. Sono rivestite da bassa macchia con pianticelle che sopportano alti gradi di salinità, oppure da macchia robusta con lecci, querce e lembi di pineta. Incredibile la fioritura primaverile del cisto di Clusio, un raro arbusto simile al rosmarino dai fragili fiori bianchi. Cervi, lupi, pernici sono animali scomparsi, ma una volta abituali frequentatori. Facile ora imbattersi in branchi di bufale, molto socievoli, per esperienza diretta.

A un tratto del percorso, una passerella in legno si spinge fra le dune e arriva al mare. Vale la breve deviazione per osservare le cosiddette ‘fantine’, ovvero delle piccole pozze di acqua dolce, poste fra una duna e l’altra con il loro corredo di flora acquatica. La pista, battuta solo da qualche allevatore in fuoristrada, ha una sua storia. Fu realizzata dal principe Placido Imperiale, tenutario del feudo di Lesina nel 1751, per la festa d’addio al celibato del principe di Borbone. Tempi in cui ai futuri sposi si preferiva regalare strade invece che spettacoli di lap-dance.

La sola presenza storica rimasta sul tombolo è la Torre Scampamorte, simile a molte altre torri di guardia collocate a difesa dagli attacchi saraceni. La passerella, cui feci cenno prima, consente di lasciare l’Isola e di continuare ancora per un tratto sulla sponda settentrionale, fino a seguire, verso destra le indicazioni per l’Osservatorio faunistico. Un capanno fisso, retto su palafitte, raggiungibile lungo lo stradello che contorna la porzione orientale del lago di Lesina, protetta come riserva naturale. Il luogo adatto per un bell’tête-à-tête con moriglioni, folaghe, anatre, gallinelle e decine di altre specie migranti o nidificanti.

Poi inizia il tratto a ritroso, lungo la sponda meridionale. Seguiremo stradelle campestri che si perdono fra i canneti o attraversano fertili campagne portate a bonifica nel secolo scorso. Infatti sono solcate da canali che disegnano larghe geometrie nella piana. La campagna è frequentata da contadini che dividono il loro tempo fra la cura delle ortaglie e una stravagante vocazione a decorare di fantasia minuscole casine autofabbricate. L’ultimo tratto del percorso porta giusto sulla bassa sponda del lago ormai in vista del bianco campanile della chiesa di Lesina.

Per gentile concessione di Cairo Editore - Bell’Italia. Disegno di Albano Marcarini (www.sentieridautore.it).

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