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E' una ridente cittadina di antica origine, adagiata su un rilievo che si protende versol’antistantespecchio d’acqua dell’omonima laguna. Le prime tracce di frequentazione sono riferibili al Paleolitico medio, in particolare alla fase rappresentata da strumenti di selce in tecnica musteriana; vari strumenti litici di questa età sono stati ritrovati nelle località Cammarata, Cannelle, Fischino, foce Canale La Fara, Palude Grande-La Punta.

Ma i primi insediamenti stabili nella zona risalgono al Neolitico, le cui testimonianze sono affioratepresso Tratturo dei Greci, a sud del centro urbano di Lesina, e nelle località circumlagunari di Cannelle,Zurrone, Pontone, Fischino, Cammarata. Resti fittili e litici risalenti a questo periodo e alle età successive sono stati ritrovati anche fra i materiali di risulta provenienti dallo scavo dei canali subacquei realizzati durante il dragaggio lagunare negli anni Ottanta del Novecento.

In età daunia la zona di Lesina faceva parte del territorio di Tiati (in latino TeanumApulum), l’antica città dauna che sorgeva su un pianoro affacciato sulla riva destra del fiume Fortore,nell’odierno territorio del Comune di San Paolo diCivitate, in una posizione di grande importanza strategica dalla quale dominava la costa adriatica e la pianurafino alle pendici del promontorio garganico.

In età romana Lesina costituiva una frazione del Municipium di Teanum Apulum, del quale era un importante scalo marittimo grazie anche alla vicina foce del Fortore col suo porto fluviale. In questoperiodo nella zona perilagunare si formarono ampi insediamenti agricoli, le villae, alcune delle quali sorsero anche sul versante lagunare del Bosco Isola. Sono molteplici le epigrafi d’età romana rinvenute in Lesina, fra le quali si distingue quella dedicata a Pomponia Drusilla (definita “coniuge rarissima”) dal marito Marco Numisio Quinziano, “patrono” del Municipium di Teanum Apulum.In età tardo antica Lesina divenne probabilmente un oppidum romano-bizantino.

storia- cinta muraria

I primi riferimenti documentali concernenti Lesina risalgono al VII sec. d.C., periodo nel quale essa appare fra i castra di fondazione longobarda. Nello stesso secolo, secondo la tradizione, Lesina accolse gli abitantidi Lucera che si rifugiaronoin essa unitamente al lorovescovo, così come aveva accolto i pescatori dalmati sbarcati sulla costa in epoca incerta,integrandoli conla popolazione locale preesistente.Nella prima metà del VII secolo è anche documentata la presenza del vescovo Calumnosius. In quest’epoca Lesina era una città (castrum) di piccole dimensioni,difesa dal muro di cinta in pietra locale che racchiudeva il centro abitato ubicato sul sito dell’odierno centro storico.

Nei secoli VIII e IX Lesina era gastaldato longobardo (castaldato Lesine). Nel corso dell’VIII secolo vari monasteri s’insediarono lungo le rive del Lago di Lesina: l’abbazia di Santa Sofia di Benevento, seguita da Montecassino e San Vincenzo al Volturno;ad essesi aggiunsero San Clemente di Casauria, Santa Maria di Tremiti ed altre. Anche a quest’epoca risalgono i primi possedimenti che il monastero di S. Clemente a Casauria aveva nel territorio di Lesina, fra i quali la cella di San Clemente di Lesina e la chiesa che sarà ricostruita e consacrata dall’abate Leonate nel XII secolo.Al IX secolo(842 d.C.) risale l’ingresso in Lesina dei corpi deiSanti Martiri di Larino Primiano e Firmiano, eletti patroni della cittadina lagunare.

Nel X secolo Lesina era contea longobarda (comitatu Alesinense) ma verso la fine dello stesso secolo ricadde in mano bizantina, ritornando all’ordinamento amministrativo bizantino.

Nell’XI secolo Lesina assunse le caratteristiche di una vera città nella quale,al riparo delle sue mura, dimoravano vari funzionari bizantini e forse il vescovo.

Palazzo vescovile Finestra centrale

Nel XII secolo Lesina divenne una delle più importanti contee normanne e,dopo Civitate, era una delle più grandi città del circondario,essendo feudo di otto cavalieri, rispetto ai quattro di Apricena e ai due di Ripalta.

Nei primi anni del XIII secolo vi fu l’arrivo dei monaci Cistercensi nel monastero di Ripalta, i quali edificarono la chiesa di Santa Maria della Carità secondo lo stile dell’architettura gotica, ben visibile anche oggi. Nel corso del XIII secolo, in età sveva, Lesina conservò la sua importanza, avendo in sé il vescovo,l’episcopio e una bella cattedrale dedicata a San Primiano Martire (patrono della città),dotata di un’artistica cripta.In età angioina Carlo I d’Angiò assoggettò la contea di Lesina al demanio regio e, nel 1269, l’assegnò al figlio Carlo II.

Nel 1306 la contea di Lesina passò a Giovanni d’Angiò, figlio di Carlo II, che la cedette al conte di Telese e Gran Camerario del Regno, Bartolomeo Siginulfo; successivamente la stessa contea passò al demanio regio. Nel 1382 Carlo III d’Angiò l’assegnò al conte Gherardo de Lauda e questi la donò alla regina Margherita di Durazzo, quale bene dotale per il suo matrimonio con Carlo III.

Nel 1409 la regina Margherita chiese il permesso a suo figlio Ladislao d’Angiò-Durazzo di donare Lesina e il Lago alla Santa Casa dell’Annunziata di Napoli Ave Gratia Plena (A.G.P.) e al suo Ospedale. Il 23 dicembre 1409 il re Ladislao diede l’assenso alla donazione della città di Lesina insieme con il suo feudo, ormai costituito unicamente dal suo territorio, in allodio perpetuo all’Annunziata di Napoli.

Lo strumento di donazione fu rogato a Salerno dal notaio Giovanni Mangrella di Cava dei Tirreni il 6 novembre 1411. Nello stesso secolo, in età aragonese, con l’istituzione della Dohanamenae pecudum Apuliae, istituita da Alfonso I d’Aragona il primo agosto 1447, il Tavoliere venne diviso in ventitré Locazioni, fra cui quella di Lesina nella quale vierano cinque “poste”, denominate: Fucicchia, Trevalle, Santo Spirito, Cammarata e San Samuele. La parte meridionale dell’antico territorio di Lesina risultò così divisa in due parti: la più piccola era costituita dai terreni dell’Università, con terre coltivate (a vigneti ed orti) e terre incolte; e la più grande era formata dal demanio della Dogana della mena delle pecore, che ospitava i pastori transumanti (locati) che dall’Abruzzo e dal Molise scendevano con le greggi nel Tavoliere dove pascolavano dal 29 settembre all’8 maggio.

Nel Cinquecento Lesina era ormai in decadenza: nel 1532 contava 31 fuochi, nel 1535 solo 32, mentre nel 1561 si registrarono 44 fuochi. Inoltre, fra gli anni Sessanta del Cinquecento Lesina venne privata della sua sede vescovile; suo ultimo vescovo fu Orazio Greco.

Nel 1627 il terribile terremoto che colpì la Capitanata distrusse gran parte dell’abitato di Lesina che, fino al primo Novecento, corrispondeva all’area urbana dell’odierno centro storico.Per tale motivo i governatori dell’Annunziata di Napoli volevano che Lesina fosse ricostruita due miglia a sud-est dell’abitato, in località Santo Spirito, ma l’indissolubile legame che univa i Lesinesi alla loro città indusse gli stessi a ricostruirla nel suo sito storico. Gradualmente, fra la seconda metà del Seicento e la prima metà del Settecento la situazione economica e demografica di Lesina migliorò a tal punto che nel 1729vennero registrati108 fuochi e 545 abitanti.

Nel 1691 il cardinale Vincenzo Maria Orsini consacrò la chiesa arcipretale di Lesina, che fu senz’altro ricostruita negli anni immediatamente successivi al terremoto del 1627.

Municipio 2

Nel 1702, il fallimento del Banco dell’Ave Gratia Plena (A.G.P.)di Napoli diede luogo a lunghe e numerose liti fra la Santa Casa dell’Annunziata e i suoi creditori. Nel 1717 si giunse ad un accordo fra le due parti con la stipulazione della Magna Concordia, documento in base al quale il feudo di Lesina, insieme con altri beni dell’Annunziata di Napoli, veniva assegnato ai creditori. Contestualmente, il valore del feudo di Lesina venne stimato dal tavolario Donato Gallarano nell’apprezzo del 1729 (datato 4 aprile 1730) in 94.349ducati. Ottenuta la stimae posto in vendita dai creditori del Banco A.G.P.all’asta disputata l’8 marzo 1751 a Napoli, il feudo di Lesinavenne acquistato l’11 marzo 1751 da Don Placido Imperiale, principe di Sant’Angelo dei Lombardi, col valore complessivo di ducati 108.256.L’atto di vendita definitivo venne stipulato il 15 febbraio 1753presso il notaio Raimondo Collocola di Napoli.

Nel 1743 fu elaborato il catasto onciario di Lesina, dal quale si evince che le condizioni socio-economiche della cittadina erano discrete e buona parte del reddito era percepito dagli abitanti, indice di una equilibrata situazione civica.

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