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Il borgo di Ripalta

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esterno castelloil borgo di Ripalta, dista circa 8 km dal centro abitato di Lesina, famoso per l'Abbazzia, situata nella piccola diocesi di Civita.

Qui si insediò ai primi del ‘200 una comunità di monaci Cistercensi, provenienti dall’Abruzzo. Nel 1255 la rosea situazione economica permise la costruzione di una grangia, in linea con le consuetudini e la struttura dei complessi abbaziali cistercensi, come voluti da Bernardo, abate di Clairvaux, il quale, aspramente in disaccordo con il lusso delle chiese, si fece fautore di una sorta di abbazia-città/modello luogo dove i monaci potevano lavorare i campi, pregare, scrivere manoscritti e produrre musica.

Incorporata nel 1580 alla diocesi di San Severo, all’inizio del XVIII secolo l’Abbazia di Ripalta fu affidata ai Celestini. Oggi di tutto il complesso rimane soltanto la Chiesa di Santa Maria.

Santa Maria di Ripalta è un complesso “cistercense” di origine medievale (XIII sec) di indubbio interesse che merita veramente di essere visitato, anche se risulta poco noto ai più, forse  perché scarsamente pubblicizzato o fors’anche perché gli attuali eredi degli antichi proprietari del sito desiderano mantenere segretamente intatto  il luogo, nella sua particolare autenticità.

E’ infatti accessibile solo la domenica mattina in occasione della celebrazione della Santa Messa, alle ore 9, a meno che non si riesca ad avere la fortuna di incontrare gli attuali proprietari di questo significativo monumento, gli eredi della famiglia Galante di Napoli, che saltuariamente dimorano in loco, nei loro possedimenti di Ripalta.

Abbazia S.M.-Abside esterno-Monofore

Si narra che qui si insediò ai primi del 1200 una comunità di Monaci Cistercensi provenienti dall’Abruzzo e, nel 1255, la favorevole situazione economica permise la costruzione di una “grangia”, in linea con le consuetudini dei complessi abbaziali cistercensi, come voluti da Bernardo, abate di Clairvaux, il quale, aspramente in disaccordo con il lusso delle chiese, si fece fautore di una sorta di Abbazia-Città, ove i monaci potevano lavorare i campi, pregare, scrivere manoscritti e produrre musica. Bernardo di Chiaravalle, in francese Bernard de Clairvaux (Fontaine-lès-Dijon, 1090 – Ville-sous-la-Ferté, 20 agosto 1153), fu un monaco e abate francese, fondatore della celebre Abbazia di Clairvaux e di altri monasteri.

Nell’architettura cistercense, con il termine “grangia” si intendeva una costruzione chiusa, un capannone in cui si conservava il raccolto ma nello stesso tempo indicava pure un’azienda agricola comprendente oltre alla grangia propriamente detta, case, terreni e pascoli. Il termine grangia deriva dal francese e designa una fattoria, un ambiente più o meno grande con annesso un podere. L’ubicazione delle grangie era variabile, ciascuna abbazia ne aveva almeno una nelle vicinanze.

Le grangie cistercensi erano poste sotto la direzione di un converso detto “magister granciae”, assistito da alcuni altri conversi, e si componevano di braccianti agricoli salariati, mentre i mercenari in genere abitavano nelle immediate vicinanze della stessa grangia. È vero che le grangie non erano monasteri in senso stretto ma, come nei monasteri si praticava molto l’ospitalità, tanto che spesso nei documenti ad esse relativi si parla di un “frater hospitalarius”.

Abbazia chiesa-abside internoSanta Maria di Ripalta sorge a pochi chilometri dal lago di Lesina, sulla sponda del fiume Fortore, alla sommità di una rupe (e, da ciò, forse, “ Ripa alta”), in una località dove presumibilmente esisteva già un monastero benedettino dedicato alla Madonna. Fu per l’appunto una comunità di cistercensi provenienti da Casanova d’Abruzzo che nel 1201 vi si insediò, costruendovi una nuova chiesa o riadattando quella già presente, che venne ricompresa nella piccola Diocesi di Civitate (corrispondente all’attuale vicino comune di San Paolo Civitate) ed in seguito incorporata a quella di San Severo, presumibilmente nel 1580. Caduta in commenda e abbandonata in data imprecisata, probabilmente all’inizio del XVIII secolo fu affidata ai Celestini, dato che nel 1719 risultava aggregata ad una chiesa di San Severo, convento di questi ultimi. In commenda, “in commendam”, alla lettera significa “in affidamento”, che sta ad indicare essenzialmente un “beneficio” derivante da una rendita annessa ad un grado ecclesiastico o cavalleresco. Il cavaliere che ne era principale beneficiario veniva denotato con il termine di “commendatore”. Egli amministrava i beni costituenti la commenda che erano di proprietà dell’Ordine, trattenendo una parte delle rendite quale compenso del suo servizio.

Abbazia Chiesa CapitelloDel complesso abbaziale rimane, seppure incompleta, soltanto la chiesa di Santa Maria, la cui pianta originaria era probabilmente a croce latina. Il corpo centrale sarebbe stato costituito da tre navate di cinque campate mentre ancora riconoscibili sono transetto e abside. Quest’ultima è a forma quadrata, affiancata a destra e a sinistra da due coppie di cappelle rettangolari che si aprono sul transetto, costituito da cinque campate.

Il villaggio di Ripalta costituisce uno dei pochi villaggi agricoli antichi del Tavoliere delle Puglie ancora esistente, nato a ridosso delle sponde del fiume Fortore, probabilmente anche in funzione dello scalo fluviale di Teanum Apulum (l’attuale vicino e già citato comune di San Paolo Civitate), qui esistente sin dall’ epoca romana.

Intorno alla Chiesa si svolgevano attività agricole e di allevamento, senza dimenticare il ruolo importante che il borgo ha assunto durante i secoli per l’attività della transumanza (la mena delle pecore attraverso cui le greggi venivano portate a svernare  dall’Abruzzo alla Puglia), poichè Ripalta è situata proprio sul “Tratturo Magno”, che un tempo collegava la città di  L’Aquila con quella di Foggia. Per tale motivo la Chiesa di Santa Maria viene altresì definita una “Masseria-Abbazia”.

Il disastroso terremoto del 1627 fece crollare una parte della Chiesa, che fu poi  ricostruita per mano dei Celestini agli inizi del XVIII secolo. Nel 1806, quando l’Ordine dei Celestini fu soppresso, Gioacchino Murat donò Ripalta al suo Ministro di Polizia, che a sua volta la passò in dote alle sue figlie.

 

Gianfranco Piemontese, Docente di Storia dell’Arte, in “Segni lapicidi nell’Abbazia di Càlena (Peschici – Fg)”, www.reciproca.it, rinviene delle similitudini architettoniche e costruttive tra il complesso di Santa Maria di Ripalta e l’Abbazia di Càlena di Peschici, costruita presumibilmente intorno all’anno 872 e, quindi, tra le più antiche abbazie d’Italia, all’interno della quale era peraltro conservata un’antichissima statuetta lignea di Madonna con il Bambino di origine  incerta. Per lungo tempo fu sede di un convento di monaci, mentre oggi è stata trasformata in una villa privata. Similitudini vengono altresì riscontrate con l’Abazia della Santissima Trinità di Venosa (Pz), la cosiddetta “Incompiunta”, che io e mia moglie abbiamo avuto il piacere di visitare due anni orsono, oltre che con l’Abbazia di Santa Maria delle Tremiti (Isola di San Domino, Tremiti, Fg), che abbiamo visitato lo scorso anno, e con ulteriori complessi monumentali pugliesi. E, questo, soprattutto in relazione all’opera di maestri scalpellini provenienti dal Nord Europa.

 

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